mercoledì 28 novembre 2018

Post in progress

Oh che  cantonata, in positivo ma sempre di cantonata si tratta,  come già successo per diversi altri romanzi. L'iter, sempre uguale, si svolge più o meno così: guardo la copertina "mmhh che tristezza, sento che è una storia deprimente", leggiucchio svogliatamente la trama (perché tanto ho già deciso che non mi piacerà), se possibile dò un'occhiata alla prima pagina ma "no, non mi convince",  nel frattempo guardo il prezzo "uuhh 20 euro, e non scherziamo! Se poi lo accantono non è mica poco…" e lo poso. Solitamente per poi scegliere qualcosa che invece puntualmente si  rivela davvero un autentico, fantasmagorico, pirotecnico bidone.
In questo caso a nulla erano valse le referenze presentate su un vassoio d’argento da Franzen, il suo autore che mi aveva già fatto impazzire con "Le correzioni".
Per fortuna la provvidenza fa si che si possa sempre rinsavire ed esistano le seconde chances.
La lettura è ancora in divenire ma l'entusiasmo è grande. 
E’ un libro potente, corposo  come un vasetto di burro di arachidi inghiottito in un solo boccone, preciso come un laser, un'onda ghiacciata quando sei sulla battigia che ti stai abbronzando ad occhi chiusi senza un pensiero al mondo.
I protagonisti per ora mi irritano e non poco, con le loro paranoie, l’ipocrisia profusa a fiumi, un manipolo di isterici viziati ma vedo già che qualcuno di loro - probabilmente il più malato di mente - ha parecchie possibilità di finire
tra i personaggi che mi porto dietro dopo quasi mezzo secolo di letture goduriose.
Nell'attesa spasmodica di proseguire e affondare in quel pantano di storie dense come sabbie mobili rifletto su chissà quante meraviglie mi sono persa seguendo il mio istinto di consumatore medio e non solo in campo letterario. Ahimé se c'è un qualcosa che con me funziona alla grande sono la grafica, i colori, la confezione accattivante; visivamente sono intortabile come un bimbetto di due anni.
Dopo l' ennesimo "io l'avevo detto!" della mia parte sveglia bisogna che d'ora in poi faccia scegliere a lei :-).

lunedì 26 novembre 2018


Ieri ricorreva la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituita dalle Nazioni Unite già una ventina di anni fa, purtroppo di drammatica attualità visto l'incremento esponenziale e terrificante di omicidi e maltrattamenti.
Quest' anno la data ha avuto particolare rilievo, sui social media personaggi pubblici e non hanno postato i loro selfie con finti lividi disegnati dal trucco, la Hunziker che - va detto - lei su questo si impegna da tempo, è stata pluriintervistata con il solito parossismo mediatico; non ha mancato di sentenziare l'onnipresente Ferragni strumentalizzando l'argomento per uno dei suoi soliti post glamour - simil - pruriginous abbarbicata come un vitigno all' onnipresente pure lui Fedez.  
Ci sono state ovunque manifestazioni ed iniziative, in televisione per tutta la serata ho visto susseguirsi senza tregua uno spot nel quale diverse attrici si facevano portavoce di una vittima, sono stati coniati nuovi hashtag (che molto probabilmente stasera saranno già stati dimenticati). 
Tutto o quasi corretto, perlomeno la sensibilizzazione fatta con le migliori intenzioni intendo, sicuramente stimolando l'autostima e la consapevolezza di tante potenziali vittime si farà un passo avanti in termini di prevenzione.
Io però non riesco a fare a meno di pensare a quando una mia parente è stata vittima di stalking pesante da parte di uno sconosciuto psicopatico e per un bel pò ha dovuto farsi accompagnare al lavoro da suo padre e spostarsi praticamente scortata che nemmeno un magistrato. Il commento di chi sarebbe stato preposto a prevenire e proteggere è stato: "le ha fatto del male?" e alla risposta "no, non ancora perlomeno" la poveretta si è vista liquidare con un "e allora mi dispiace ma per legge proprio non possiamo fare nulla, non ci sono gli estremi". Della serie "ritorni con almeno una lesione".
E le mie conclusioni personali su questo argomento sono tutte in quella risposta, impregnate di perplessità e una certa sfiducia.

lunedì 19 novembre 2018

Il potere delle parole


Bel film visto recentemente, Quasi nemici - l'importante è avere ragione.
Bravi attori, una bella storia e tanti spunti di riflessione. Il professore universitario - Daniel Auteuil - razzista, arido e meschino ad inizio film risulta urticante.
La sua allieva - interpretata da Camélia Jordana - è il personaggio bello della storia. Intelligente, determinata - lo è già di suo e un altro po' di volontà la trova lungo la strada man mano che il gioco si fa più interessante - forte, con una certa fierezza.
E' un film sul razzismo, che si combatte con il coraggio ma anche e soprattutto con  l'intelligenza. Parla delle occasioni sprecate e quelle a rischio spreco quando siamo giovani e inesperti. E' un film sulla vita che ci vorrebbe ingabbiare a seconda del quartiere in cui nasciamo, sulle piccole e grandi meschinità nelle quali viviamo immersi. Ci ho visto tante cose insomma e quando esco dal cinema che oltre ad essere stata intrattenuta mi sono anche emozionata sono sempre molto soddisfatta. 
Mi ha ricordato molto "La melodie" uscito un po' di mesi fa, anch'esso ambientato nelle banlieues e anch'esso una storia di emarginazione e riscatto. Li i protagonisti erano ragazzini più piccoli e subentrava anche una profonda tenerezza. Molto consigliati entrambi.

sabato 10 novembre 2018

Ancora un po' in giro

Un compleanno speciale festeggiato in Toscana questa primavera, tutta la famiglia insieme. Bellissimo fine settimana, siamo stati proprio bene.









Divagazioni

E dopo l'Irlanda - nella quale ho lasciato un pezzo di cuore e dove andrei a vivere anche domani -  ci sono stati Portogallo e Andalusia.










Che collezione infinita di chiese e arte sacra, di storie di navigatori e nuovi mondi, molti assaggi di quella che poi è l'architettura quando si varca l'Oceano. Ho sognato parecchio.
Quest'anno invece è stata Andalusia. L' approfondimento di un viaggio fatto trent'anni fa.
E' anche qui la fantasia, tra giardini arabi, aranceti e tanta storia straordinaria ha avuto di che cibarsi.
E mi piace avere questo blog, così come facebook ed instagram, perché sono modi per continuare a tenere vive tutte queste emozioni.